Spunti narrativi: La pioggia non spegne il desiderio, di Véronique Olmi

Rimasero così. Incastrati. Legati. Tenuti insieme dai loro sessi. E calmi, fiduciosi, con lo strano presentimento che avrebbero potuto contare l’uno sull’altra. Stavano distesi faccia a faccia, l’uno nell’altra senza parlare, ogni tanto, immobile, con un mezzo sorriso, lui muoveva il sesso dentro di lei, e lei chiudeva gli occhi con una risatina beata, la risata di un bambino che riceve le coccole, lui si prendeva cura di lei rimandava il proprio piacere per non abbandonarla, e di nuovo sentirono la pioggia, la stanza si fece buia e fuori il cielo era nero imbrattato di inchiostro e carico di nubi, fuori le minacce i rovesci le sfide, e loro su quella zattera effimera, a un tratto lei si sentì triste, rattristata da quel benessere, a un tratto con quell’uomo si sentì al sicuro, e nascose il viso nella mano ma non serviva a niente allora affondò la testa nel copriletto sgualcito, e singhiozzò forte come aveva goduto, e senza volerlo respinse il suo uccello, poi si rinnacchiò per nascodere i singhiozzi celare quella terribile smorfia quel dolore che non accennava a scemare, e lui, immobile, l’aspettava, come l’aveva aspettata lungo i viali dei giaridni, muto e paziente, e tuttavia preoccupato, senza osare un gesto un movimento senza osare voltarsi lasciarla in pace lasciarla sola, lui paralizzato perchè adesso capiva che lei piangeva da tempo infinito, piangeva persino quando rideva godeva baciava beveva vino, piangeva da sempre una pena mascherata dall’eleganza dal garbo, una pena nascosta dai sorrisi dai tacchi alti, una pena che nulla riusciva a contenere e allora lui le domandò che cosa le fosse accaduto.

Lei si alzò dal letto, penosamente, quasi strisciando, come un animale massacrato, un soldato ferito, scivolò fuori dal letto, vacillò un istante, un leggero capogiro quando si mise in piedi, la pioggia che batteva sui vetri, piccoli segni del mondo fuori, lo scorrere del tempo, la noia di un piovoso diciotto agosto, camminò scalza sulla moquette viola intenso, evitando il bicchiere, i vestiti, i sandali, evitando il disordine attraversò la stanza per andare in bagno.

Entrò nella vasca, si rannicchiò e aprì l’acqua calda, caldissima sulla nuca sulla schiena sul viso, poi di nuovo sulla schiena, a lungo, a occhi chiusi, concentrata e sperando in un beneficio, in una distensione che non arrivava, l’orgasmo non l’aveva liberata da niente, l’orgasmo l’aveva solo un po’ più esposta alla vita, ricordava che prima… prima… dopo il piacere si addormentava come una ragazza fragile, senza pensieri e con il corpo sazio, prima il pomeriggio si addormentava chiudeva gli occhi e stava bene, non era afflitta nè ossessionata, prima non aspettava nulla.

– Véronique Olmi, La pioggia non spegne il desiderio, trad. di Elisa Artuffo e Sara Merlino (Einaudi, 2007) –

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