Spunti narrativi: Tutti i nostri ieri, di Natalia Ginzburg

Anche lei aveva pensato alla rivoluzione ma adesso sapeva bene com’era stato stupido pensarci, aveva pensato alla rivoluzione e s’era immaginata di scappare con Giuma sui tetti, adesso quei pensieri le parevano tanto lontani, perduti in tempo antico e remoto, non erano passati che pochi mesi e parevano tanti anni. Adesso aveva il bambino da farsi andare via. Non ci pensava sempre. Faceva le cose che aveva fatto sempre, andava a scuola e sedeva nel banco macchiato d’inchiostro e scalfito dal temperino, accanto alla ragazza che era stata la sua amica più cara, ma adesso quasi non si palarlavano più. Tornava a casa e gettava la cartella sul tavolo rotondo dell’anticamera, saliva nella sua stanza e si guardava allo specchio, era la ragazzina grassoccia che era sempre stata, e d’improvviso ricordava il bambino, con un piccolo tuffo nel buio ricordava il bambino. Erano gli ultimi giorni di scuola e aveva molto da studiare, prendeva a un tratto a pensare a un vero bambino, che sarebbe venuto al mondo e che avrebbe giocato nel giardino di casa di fronte, con mammina diventata a un tratto molto vecchia e gentile. Ma s’affacciava alla finestra e guardava le mura rivestite d’edera della casa di fronte, e sentiva la voci rabbiose di Emanuele e Giuma che si litigavano. E quel vero bambino spariva via con un tuffo nel buio, e non restava in lei che spavento e silenzio, il bambino di nuovo non era che del buio in lei.

[…]

Stava là dietro le persiane e pensava che doveva parlare a Giuma prima che partisse, dovevano pensare subito insieme cosa fare contro il  bambino. Le parve di non poter più sopportare neppure un momento quel bambino dentro di sè. Si staccò dalla finestra e sedette nella penombra, e d’un tratto prese a immaginare che Giuma decidesse di non partire e restasse e si sposasse con lei. Con una voce risoluta e tranquilla, Giuma le spiegava che non bisognava fare niente contro un bambino. Allora gli rispondeva che non potevano sposarsi e avere un bambino insieme, lui da sposare aveva la ragazza Fiammetta.

– Natalia Ginzburg, Tutti i nostri ieri [1952], Einaudi

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