Facciamo un gioco (parte II)

chisono_scr

 [continua da qui: Facciamo un gioco, parte I]

24. Che detersivo uso per il bucato in lavatrice? e per quello a mano?

25. Che libro sto leggendo?

26. Quanti televisori ho in casa?
tre stanze tre televisori, la loro accensione era un monito, come se il nostro tempo non dovesse lasciare il posto ad altro, come se quest’altro dovesse essere bloccato prima che straripasse. Davanti allo schermo il tuo viso ubriaco flicherava e ridevi dimentica di quei troppi denti perduti per povertà e miseria e botte. Quante? E un gesto della mano scacciava la mia domanda, Ora lasciami guardare questo film questo programma questa pubblicità che sarà vera certamente, lo dice la tv., e nei tuoi occhi si rifletteva la luce di un sole che si alzava, di una ballerina grembiulata che sorrideva.

27. Come si chiama mia suocera?

28. Di che colore sono le tende della mia cucina?

29. Che taglia di pantaloni porto?

30. Quanto sono alta?

31. Dove sono stata in vacanza la scorsa estate?

32. Quanti mesi avevo quando ho mosso i miei primi passi da sola?

33. A che età ho smesso di essere vergine?
stai zitta non fare le stupida.

34. Di che colore sono i miei capelli?

35. Dove sono stata la scorsa domenica?

36. Possiedo una macchina?

37. Mi trucco?

38. Le patate le preferisco lesse o al forno?

39. Chi trovai all’uscita da scuola, quel venerdì del 1988, e mi seguì sino a casa?
mi seguì sino a casa. Casa tua, è ovvio, perché la mia era in tanti posti. Tutta quella gente lungo la strada e nessuno poteva vedere. A casa tu rientravi da un turno spezzato: un’ora per un saluto distratto e una cena fredda da mettere insieme. Io ero quieta, come sempre, e questo ti bastò.

40. Mi piacciono le castagne?

41. Con chi festeggerò il prossimo Natale?

42. Preferisco le penne o gli spaghetti?

43. Quante pastiglie del mio antidolorifico ingerisco ogni giorno?

44. Possiedo animali domestici?
anche la gatta era pazza, come tutti come te come la nostra vita insieme. Le tiravi calci con una rabbia antica, ma così noi eravamo salve. Poi un giorno ho iniziato ad odiarla, quella gatta (e molti anni dopo ancora l’avrei portata a sopprimere per un male incurabile ai reni), ed è questa la storia più vera e che fa più male: quest’odio che sanguina ancora.

[continua…]


		
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