Com’è bianca questa terra

Niger DeltaPrimo sipario

La serranda ghiacciata si snoda dall’inghippo e si arrotola metallica, i suoi scatti sono grida di respiro. La mano tiene la chiave girata nella serratura e Fausto pensa a sua moglie Margherita, al suo corpo tiepido nel letto. Nel sonno Margherita si era rigirata, non andare, e Fausto le aveva sfiorato la fronte: è presto, torna a dormire. Fausto pensa che avrebbe voluto dirle, tu nella vita dovevi fare il fiore, ma poi ha sentito il petto (e fin su la gola) rigonfiarsi di un dolore piangente, strozzato, e ha stretto forte le labbra secche e ha pensato, domani, domani te lo dirò. Il freddo lo spinge contro l’angolo di muro marcio; sente la forma della busta ripiegata nella tasca dei pantaloni. Quello, amore mio, mica pulire latrine. La serranda è sollevata a poco meno di metà e Fausto si piega, sulle ginocchia si schiaccia per rialzarsi ancora; tu fiore ed io terra.

 

Questo racconto, finalista al Premio Marco Formigoni 2012, si sviluppa su due sipari, e in wordpress non si possono creare sipari (che io sappia). Perciò, se vuoi leggere correttamente il racconto, non essere pigro/pigra: clicca qui!

 

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