Dante, e non solo

Dante e Beatrice contemplano l'Empireo (canto XXXI)

Dante e Beatrice contemplano l’Empireo (canto XXXI)

Rispondo a tutti coloro che, in questi quasi tre mesi di assenza da internet (e non solo), mi hanno chiesto (o hanno cercato di chiedermi) che fine avessi fatto.

– Non sono tornata a vivere a Londra.

– Non ho partorito ancora.

– Non sono andata in Eritrea.

– Non mi sono iscritta all’Università per una seconda laurea.

– Non mi hanno amputata la gamba, e neppure le mani. Non sono neanche stata ricoverata in ospedale.

– Non ho smesso di scrivere.

Semplicemente, il mio  pc ha smesso di funzionare. Un giorno io l’ho acceso e lui dopo pochi, pochissimi muniti, si è spento: fine. Ogni tentativo di rianimazione è stato inutile. Non avevo nessuna voglia di cambiare pc. Soprattutto non avevo nessuna voglia di andare in uno di quei mega centri commerciali che hanno devastato la brianza intera a cercare un altro pc.

E il telefono, qualcuno mi ha chiesto, il telefono non lo usi più? Il mio telefono, che non è mai stato molto smart, ha deciso anche lui di smettere di funzionare al massimo delle sue potenzialità: diciamo che vedo solo metà display (la metà sinistra). Quindi cerco di interpretare gli sms che ricevo aggiungendo io a suon di logica le parole mancanti e, se credo di aver interpretato correttamente il messaggio, rispondo schiacciando lentamente una lettera dopo l’altra anche se, quando la digitazione procede inevitabilmente verso la metà destra del display, non riesco più a visualizzarle.

Questi mesi senza pc e con comunicazione telefonica limitata sono stati molto piacevoli. Ho fatto tante cose e pensato a tante altre.

– Ho chiacchierato con Alessandra Levi, proprietaria della libreria L’Indice, a Vimercate.  Abbiamo parlato di Saramago, di Io ci sarò, di Kyung-sook Shin, e del libro per bambini  Il buco, di Oyvind Torseter.

– Ho riordinato la mia libreria.

– Ho pensato e ripensato a come rispondere a una domanda importante che mi ha posto mio nipote Joseph.

– Ho scritto il secondo capitolo del mio romanzo in corso d’opera.

– Ho avuto questa conversazione con mia figlia di 21 mesi:

Io: come si chiama il nonno?

Lei: Dante.

Io: e la nonna, come si chiama la nonna?

(silenzio)

Lei: Danta.

– Ho letto: Bambini bonsai, di Paolo Zanotti; Quando si spengono le luci, di Erika Mann.

– Ho progettato il terzo capitolo del mio romanzo in corso d’opera.

– Ho riletto: La banalità del male, di Hannah Arendt;  Enduring Love, di Ian McEwan; La montagna incantata, di Thomas Mann; Morvern Callar, di Alan Warner.

– Ho cercato di mettere insieme una lista dei prossimi libri in inglese da comprare.

– Ho deciso che la protagonista del mio romanzo in corso d’opera vive nei pressi di Porta Vittoria, dove a fine anni sessanta faceva capolinea il tram 12. Ho deciso che suo marito si chiama Saverio, sua figlia si chiama Diletta, sua mamma e suo papà rispettivamente Lidia e Ambrogio, mentre suo zio si chiama Fausto e la moglie di suo zio si chiama Gabriella.

– Ho deciso che lui, che è protagonista insieme a lei, si chiama Dante.

– Ho deciso che la protagonista del mio romanzo in corso d’opera incontrerà per un attimo appena ( (sarà un attimo che durerà molte pagine) il Dante dello splendido Milano è una selva oscura, di Laura Pariani.

– Sono entrata in uno quei cosi spaventosi e ho comprato un pc nuovo e piccolo. Il telefono può aspettare.

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Un pensiero su “Dante, e non solo

  1. Ciao zia, sono contentissimo di leggere che le cose stanno andando alla grande. Ci sentiamo presto così ci aggiorniamo un po’, vorrei passarti della musica che ho ascoltato in questi mesi, così per qualche spunto. Un bacio a tutti!

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