Spunti narrativi: Andre Jules Dubus II

Dubus_StoriesLeggere i racconti di Andre Dubus II (1936-1999) raccolti in Selected Stories (Vintage Books, 1996) è stata un’esperienza memorabile. Ho terminato la lettura già da una decina di giorni (e ho iniziato a leggere The Sea, di John Banville), ma non riesco a smettere di pensarci. Qualche giorno fa, durante una piacevole conversazione al parco con Eugenia, arrivata in Italia dall’Ucraina sette anni fa, e che al parco è sempre intenta a leggere un libro, con un occhio, mentre con l’altro osserva suo figlio giocare, le ho appunto detto che stavo leggendo i racconti di Dubus II. Non era vero, non più. E mentre le dicevo questa cosa non più vera e ben sapendo che non lo fosse, ho anche pensato che, in un certo senso, io stavo ancora leggendo Dubus II.

I suoi personaggi sono maledettamente imperfetti, reali; i suoi racconti sono pieni di dolore – sentito e provocato, persino di dolore auto inflitto nella ricerca disperata di una liberazione che non arriverà mai – e soprattutto sono intrisi di compassione (dal latino cum patior – soffro con – e dal greco συμπἀθεια , sym patheia – “simpatia“, provare emozioni con..). La scrittura di Andre Dubus II modella questi mondi umani senza forzature nè spigolosità, ma con una compassione che è limpida, cioè priva di giudizio morale. L’essere umano, sia esso un padre omicida di un assassino in attesa di essere processato o l’assassino stesso, ha un dolore che può essere compatito, e quindi pienamente compreso.

Spesso al temine compassione è data una connotazione negativa (poverino, bisogna compatirlo…), come se fosse un’elemosina di poco peso, quattro soldi da gettare ai piedi di qualcuno su cui non vale la pena soffermarsi troppo. Un controsenso.

Per la protagonista del mio romanzo in corso d’opera vorrei la stessa compassione che Andre Dubus riserva alle sue donne e ai suoi uomini, una compassione pura e quindi priva di giudizio; per lei ma anche per suo padre che si nasconde dietro ad un albero genealogico inesistente; e anche per Saverio, suo marito, privo di sym patheia, inflessibile nell’unica vita che conosce così bene.

Forse dovrei interrompere la lettura di The Sea di Banville, rimandarla a quando i racconti di Andre Dubus II sarano pronti per farsi da parte.

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