Se mi tagliassero le mani

mani_cerMettiamo il caso, per puro caso, che le mie mani d’improvviso dovessero smettere di funzionare impedendomi di continuare a scrivere, dove sarebbe ora la protagonista del mio romanzo in corso d’opera, a che punto sarebbe del suo viaggio? Mettiamo il caso, quello un po’ feroce e che non si può controllare (assomiglia a un pugno di ceramica cedevole e sfuggente che si trasforma poi in un oggetto informe, solido e inerme), che le mie dita non riuscissero più a battere sulla tastiera, dove sarebbe lei oggi?

Sarebbe nei pressi del vecchio cinema Metro Astra, con la borsetta al braccio (ne fuoriesce un quotidiano non ancora letto, piegato malamente pur di farlo entrare in quello spazio angusto) e la valigia a riposare a terra. Questo vecchio cinema che a i tempi di suo padre, il maestro direttore Ambrogio Premoli, si chiamava Silenzioso.

La protagonista del mio romanzo in corso d’opera sarebbe in piedi davanti alla locandina de La Cattura (di Paolo Cavara, con David McCallum, Nicoletta Machiavelli e John Crawford).

Nella locandina vede la Machiavelli accucciata vicina a un uomo dai tratti decisi e con un fucile in mano, un uomo che farebbe qualsiasi cosa per difendere la sua donna impaurita. Guarda la locandina e pensa che potrebbe essere un buon film da andare a vedere, tanto per impiegare il tempo che ha a sua disposizione. Però lei non è impaurita come la Machivelli in quella foto. La protagonista del mio romanzo in corso d’opera, se le mie mani ora dovessero smettere di scrivere, a questo punto della storia è attraversata da un grande entusiasmo (ma anche da una lieve ansia le cui ragioni non sono state ancora bene focalizzate ma quasi certamente, pensa lei, è dovuta al grande cambiamento che lei stessa ha avuto il coraggio di mettere in moto).

Entusiasmo perché, non riece a non pensarci!, l’amore della sua vita la sta aspettando e lei sta aspettando lui e la città di Milano è la loro grande amica. E quando, in questa locandina di questo cinema lei legge e rilegge il sottotitolo (Nel tempo dell’odio e della violenza un uomo e una donna pronti ad uccidersi trovano l’amore), la mia protagonista non può fare a meno di pensare che anche quello che sta vivendo lei è un tempo di violenza e che anche lei e Dante sono pronti a tutto, anche ad uccidersi, pur di non soccombere alla natura quando è crudele.

E allora forse dovrebbe entrare, varcare la soglia del grande cinema con la sua preziosa sala e lasciarsi accompagnare alla sua poltrona dalle mascherine. E poi forse sarebbe così fortunata – e lei la fortuna oggi se la sente appiccata addosso – da trovare la sala vuota e così, dopo aver ringraziato la ragazza mascherina e prima dell’apertura del sipario, potrebbe sollevare lo sguardo al soffitto e perdere i suoi occhi nello scintillio del lampadario. Oggi, se le mie mani non potessero andare avanti a scrivere questa storia (se, mettiamo il caso quando questo è più cattivo, dovessero tagliarmi le mani), la protagonista del mio romanzo in corso d’opera potrebbe fare una cosa che ha sempre sognato di fare: dalla sua poltrona potrebbe alzare lo sguardo al lampadario e soffiare tra vetri per sentire il suono del tocco leggero. Tin tin tin. Tin tin tin.

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