Spunti danzanti: Luciana Savignano, 1943

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“Luciana Savignano nasce a Milano il 30 novembre del 1943. La sua è la classica fiaba della semplice bambina che scopre dentro di sé una passione ed un talento così forte da trasformarla presto in una stella. All’età di nove anni fu infatti portata dai genitori alla Scala di Milano a vedere il balletto classico per antonomasia: Il “Lago dei Cigni”; la musica, il teatro, i tutù… capì subito che quella sarebbe stata la sua vita.

Decise così in quell’occasione che voleva diventare una ballerina e trovò subito il consenso del padre, egli stesso amante del teatro.”

Inizia così l’articolo a firma di Sara Zuccari su giornaledelladanza.com (e che potete continuare a leggere qui). E la prima cosa che mi chiedo è se anche quella della protagonista del mio romanzo in corso d’opera sia una fiaba. Forse lo è, in un certo senso. Forse tutte le storie sono fiabe, con orchi e econ magie, con povera gente e con potenti e re.

Di certo hanno in comune l’anno di nascita, il 1943, e la passione per la danza. La protagonista del mio romanzo in corso d’opera,  mi piace pensare, andò anche a lei, nel 1952, al Teatro alla Scala di Milano a vedere il Lago dei Cigni.

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Facciamo un gioco (parte II)

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 [continua da qui: Facciamo un gioco, parte I]

24. Che detersivo uso per il bucato in lavatrice? e per quello a mano?

25. Che libro sto leggendo?

26. Quanti televisori ho in casa?
tre stanze tre televisori, la loro accensione era un monito, come se il nostro tempo non dovesse lasciare il posto ad altro, come se quest’altro dovesse essere bloccato prima che straripasse. Davanti allo schermo il tuo viso ubriaco flicherava e ridevi dimentica di quei troppi denti perduti per povertà e miseria e botte. Quante? E un gesto della mano scacciava la mia domanda, Ora lasciami guardare questo film questo programma questa pubblicità che sarà vera certamente, lo dice la tv., e nei tuoi occhi si rifletteva la luce di un sole che si alzava, di una ballerina grembiulata che sorrideva.

27. Come si chiama mia suocera?

28. Di che colore sono le tende della mia cucina?

29. Che taglia di pantaloni porto? Continua a leggere

Spunti critici: Cent’anni di solitudine, di Natalia Ginzburg

Albero genealogico della famiglia Buendia

Albero genealogico della famiglia Buendia

Tempo fa un giornale mi ha chiesto di rispondere alla domanda se credevo che il romanzo fosse in crisi, ma non ho risposto, perchè le parole “crisi del romanzo” le trovo odiosissime, evocando in me il loro suono unicamente romanzi brutti, e già morti e stramorti, il cui destino mi era indifferente. Credo di aver pensato che non aveva senso ragionare tanto sul romanzo, e meglio era forse tentare di scrivere dei romanzi per seppellirli magari in qualche cassetto nel caso che non fossero vivi, se siamo o siamo stati dei romanzieri. Poi ho letto Cent’anni di solitudine di Gabriel Garcìa Marquez, colombiano che vive in Spagna. (Il suo editore in Italia è Feltrinelli). Da tempo non leggevo nulla che mi colpisse tanto profondamente. Se è vero come dicono che il romanzo è morto, o si prepara a morire, salutiamo allora gli ultimi romanzi che sono venuti a rallegrare la terra. Continua a leggere

Facciamo un gioco (parte I)

chisono_scr1) Che numero di scarpe porto?

2) Di che colore è la cucina di casa mia?

3) In cosa mi sono laureata, e dove?
il giorno della cerimonia era umido e tu non lo sapevi, del resto come avresti potuto.

4) Perchè non mangio carne?

5) Come si chiama mio marito? E qual è il mio cognome da sposata?
Alberto era il fratello del delinquente che dici di aver amato, ed è morto d’alcol. Al cimitero Maggiore un giorno ho chiesto di lui e l’impiegato mi ha guardata con gli occhi compassionevoli di chi sa qualcosa d’infelice che ti riguarda e che tu non sai: “non risulta nessuno con questo nome, né qui né altrove”.

6) Come festeggiai il giorno del mio diciottesimo compleanno, e con chi?

7) Qual è il morbo che trascino aggrappato alla mia gamba?

8) La gamba destra o la sinistra?

9) Cosa mi piace mangiare la mattina a colazione?
quelle cervella in un piatto freddo e sporco di sabbia di mare sono la cosa più disgustosa che io abbia mai mangiato. Continua a leggere