Ninna nanna

Era sabato pomeriggio dopo la scuola. C’era la pasta in bianco che la mamma mi avevo lasciatoScatto_1980 sul tavolo nudo della cucina facendo attenzione ad andarsene in fretta; nei suoi movimenti assenti lei mi diceva, io già conosco la fine della storia. C’era una michetta secca e una mela gialla, e c’era il suono di una sirena.
Ho impugnato la forchetta. Quel sabato pomeriggio dopo la scuola ho mangiato solo due bocconi inquieti. Nello zaino gettato a terra c’era il compito in classe di matematica, e la voce del professore che diceva, la tua di non riuscire è solo ostinazione. C’ero io che ho pensato che i conti di una vita non tornano mai, e ti ho aspettato. [continua a leggerlo su Nazione Indiana] Continua a leggere Ninna nanna

Il cuore non è una chiatta (o: una storia qualunque)

Il giorno che vide il corpo di sua madre essere chiuso dentro una cassa di legno, Aldo Oriani decise che ne aveva avuto abbastanza, e prese quindi la ferma decisione che mai e poi mai avrebbe, in futuro, versato ancora lacrime, provato paura, tristezza e rabbia, e, per essere certo di fare le cose bene, senza sbavature e inutili rischi, decise anche che non avrebbe più provato gioia tra i suoi compagni ed amici, che non avrebbe desiderato nessun gioco nuovo né andare al parco, che il minestrone e le patatine fritte avrebbero avuto lo stesso sapore e che perciò non avrebbe fatto differenza mangiare l’una o l’altra cosa. Niente. Ed era un niente che aveva senso. Così decise Aldo Oriani, maschio, altezza un metro e quarantuno centimetri, anni otto. [Continua a leggerlo su Nazione Indiana] Continua a leggere Il cuore non è una chiatta (o: una storia qualunque)

Portami a ballare

Anche la cataratta dovevi farti venire, sbuffa Irene. La madre, seduta sulla sponda del letto, con le gambe nude e secche che dondolano, su e giù, avanti e indietro, non ne vuole sapere di alzare le braccia. Dalla vita in su, il suo corpo è pesante, immobile nel vuoto. Irene si ferma, spazientita; la camicia da notte è una palla tra le sue mani magre, affaticate. Affonda le dita nella palla di stoffa, guarda negli occhi della madre: e se tu fossi morta, mamma. Sbrigati, la strattona, lo sai che non potevo lasciarti addosso il vestito bello. Irene le alza un braccio, e infila. Dai, forza. Poi le alza l’altro, e Irene infila ancora. Il pannolone lo ha già cambiato stamattina, prima di andare in ospedale per la visita. [Continua a leggerlo su Nazione Indiana] Continua a leggere Portami a ballare

The Point (Luke)

…and then I said to him, look Father the thing I like most about me is my penis. And I was half joking and half telling the truth. Half joking because the last thing you can say to a priest is something like that. Half telling the truth because I do like my penis, I really do. And I like it in all its stages, when it’s down to earth and when it rises up. I feel like it’s defending me. Continua a leggere The Point (Luke)

Raggia

Alla Gentilissima Principessa Rosa.

Rosa, amore infinito, il dottore disse che potevo scriverti e io qua sto in prima persona presente nelle mie capacità. Questa non te la spettavi e infatti una sorpresa volevo farti che spero ti diverte. Ho deciso che ti scrivo pure in italiano anche se non è la lingua originaria ma tu questa imparasti alla scuola e con tua madre. Almeno ridi a me che ti fa bene assai. Come sai io fici solo tre classi pirchì prima avevo la terra e poi pirchì la cartiera ebbe me, ma io sono sempre tuo padre e tu figlia mia e io questo lo devo affermare e fare di conseguenza. [Continua a leggerlo qui] Continua a leggere Raggia

Olé

Marinella è casa da sola ed è tutto tranquillo, come piace a lei.
La partita sta per iniziare e deve sbrigarsi con il pranzo. Sbuccia e taglia velocemente, non vuole perdere neppure una battuta. Una banana, una pera, una mela, e Marinella è contenta. Non le pare vero. Si vede che al mercato la davano in offerta, tutta quella frutta, e non fa niente se è ammaccata e se le banane sono nere e molli. Così la frutta è più dolce, si sente di più. Marinella raccoglie la ciotola su una mano, mentre con l’altra trascina la sedia sul balcone della cucina. La buccia rimane abbandonata sul tavolo; la butto giù dopo, pensa Marinella, prima che mamma torni. Perchè anche a dieci anni si hanno delle responsabilità, la mamma lo dice sempre, anche se Marinella ha paura degli scarafaggi che sbucano dal pozzo di scarico e che di notte vanno in giro per casa. Prima di sedersi da un’occhiata veloce allo scarico della pattumiera, che sia ben chiuso con il pezzo di legno incastrato sotto la leva di apertura e che non ci siano scarafaggi in uscita. Chissà com’è che arrivano fino a qui, si chiede, chissà perché. Continua a leggere Olé