Se non torno non mi cercare

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ERITREA, di Elsa Yacob Temnewo

Sono quasi le quattro e la lancetta trema.

Al signor Ignazio Coppola hanno detto adesso stai qui, buono buono, e aspetta. E il signor Ignazio aspetta seduto composto come gli hanno detto di stare, con la schiena ben dritta e le mani distese sulle ginocchia. Ogni tanto guarda l’orologio a muro: sono quasi le quattro, Arturo e la piccola Camilla arriveranno da un momento all’altro. Ma dal tanto stare ferme le mani formicolano e Ignazio vuole sgranchirle e dalla tasca interna della giacca sfila la foto che gli ha dato Carmela: Arturo ha il viso teso, gli occhi malinconici; Camilla invece ha gli occhietti vispi, un po’ sospettosi, e sulla sua guancia sinistra una piccola voglia a forma di cuore si distende placida.

Perché ieri – o l’altro ieri, o forse il giorno prima ancora? – Carmela, che è l’infermiera che più piace al signor Ignazio, gli ha detto: signor Ignassio la sua moglie es morta de parto intanto che tu estavi là, sì?, pero tu tienes un fijio che se ciama Arturo e lui es andato alla TV a cercarte, sì?, achì signor Ignassio, mira. E gli ha fatto vedere la foto. E questa es tua nipote che se ciama Camila e tienes dos años, mira signor Ignassio, mira como es bela la niña. Ora signor Ignassio, escúchame muy bien, tu podere lassiare questo posto de mierda, tu podere andare via perché tienes una familia, sì? Vale. Tu eres muy contento, signor Ingassio, sì? Lui non ha detto né sì né no, ha detto solo grazie per la foto e se l’è messa in tasca. Continua a leggere

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