[L’anno era il 1999 #7]

Oggi ho riordinato la mia libreria: ho spolverato gli scaffali, ho aperto le pagine dei miei libri, li ho rimessi a posto. Tra le pagine di un libro ho ritrovato una ricevuta d’affitto pagato per il mese di novembre. L’anno era il 1999.

Nel 1999, a Milano, quell’affitto da pagare era di 1.100.000 Lire al mese. L’appartamento era in condivisione. Il mio coinquilino di allora è ancora oggi un mio caro amico. Oggi vive in Canada, è felice e mi manca ma con dolcezza. Sempre con dolcezza.

Nella mia libreria vedo un museo personale che contiene un altro museo, sempre personale ma più intimo. Il pensiero che qualcuno – chi? e venuto da dove? – possa trovare queste tracce della mia vita che ho lasciato tra le pagine dei libri, e me le porti via – perché? cosa ne vuole fare? – un po’ mi spaventa e vorrei una cassaforte, elastica e invisibile ma pur sempre una cassaforte per proteggere tutto.

Tra questi libri si nascondono ricordi belli e allora io, certi giorni, di questi ricordi fatti di ricevute e biglietti e appunti di un sogno di vita, vorrei poterne farne degli orecchini preziosi per sentire sempre attorno al mio viso il loro peso dolce, dolce come il sorriso del mio amico che oggi vive in Canada; e vorrei farne una collana da indossare contro la pelle nuda e vicino al cuore così da godere della loro consistenza morbida e fresca come il gelato in vaschetta che nell’estate del 1999 – quell’estate che, ancora non lo sapevamo, sarebbe stata l’ultima vissuta insieme in quell’appartamento – io e il mio amico mangiavamo sul divano sfatto mentre fuori la città bruciava

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