[È memoria #2]

1. Di queste settimane ricorderò il vecchio che due giorni fa si è sentito male nel negozio di Acqua & Sapone; ricorderò i giovani commessi che con guanti e mascherina si sono prodigati per aiutarlo e ricorderò il suono della sirena dell’ambulanza in arrivo.

2. Mi ricorderò delle biblioteche che hanno aperto i loro archivi digitali e del mio desiderio di chiudermi in camera e non uscire mai più. Chiusa, più chiusa. Ho tutto ciò che mi serve, ho pensato. Alle altre persone non frega nulla di ciò che pensi tu.

3. Mi ricorderò della mia mano che più volte al giorno apre il cassetto della scrivania, ed ecco che il biglietto aereo per Sarajevo è un volo non ancora cancellato perché quando la speranza è forte non c’è spazio per pensare al fatto che la speranza spesso ti fotte. Chiudo il cassetto solo per poterlo riaprire.

4. E allora ricorderò anche il mio desiderio di andare e di vivere un po’ qua e un po’ là, e di fare tutto meglio di quanto abbia fatto sino ad ora. Non commettere errori, Mirfet, fallo bene. Lo ricorderò per quello che è: un desiderio lacerante.

5. Mi ricorderò de Il Manifesto che ha buttato giù il suo muro per poter permettere alle idee di circolare. E io, quando ero giovane, sventolavo Il Manifesto come simbolo di lotta e sapere. Leggi qua, dicevo a Martina, leggi qua e avrei voluto baciarla, Martina dai capelli color paglia.

6. Mi ricorderò di te che hai piagnucolato la perdita del tuo profitto borghese mascherandolo malamente per altro, e me ne ricorderò perché lo hai fatto davanti all’evidente disgrazia che investirà chi era già debole ben prima della pandemia.

7. Ricorderò la voglia che ho avuto ieri di mangiare un gelato, anche se da qualche anno ormai a me il gelato non piace più. E ricorderò le figurine di Federica, e la compagnia dolce di Chiara e Raffaele, e quella discreta di Davide e di Fernando. Oggi so che ricorderò le immagini dei loro volti anche tra vent’anni.

8. Ricorderò la risata che mi sono fatta al pensiero di un’Italia collegata a pornhub; tutti a masturbarsi dopo il primo caffè di una giornata da passare in casa.

L’amore che sono in grado di fare solo due persone che hanno paura di morire, ho pensato, io voglio quello e non si trova su pornhub.

9. Ricorderò l’ansia e i miei sbalzi d’umore e allora vieni che ho voglia di baciarti, e allora adesso allontanati altrimenti sarò arrabbiata con te per sempre.

10. Ricorderò i risvegli di mia figlia piena di bolle su tutto il corpo, le corse al pronto soccorso alle 6:30 del mattino per tre giorni di fila e prendi il cortisone e l’antistaminico ma l’allergia peggiorava e non potevo prometterle che sarebbe passato tutto. Con gli occhi in lacrime nascosti nelle mani ho chiamato a me il potere magico di prendermi la sua sofferenza; il potere magico era la dose giusta di terapia in grado di fare effetto, ed è arrivata. Ricorderò, quindi, anche la gioia.

11. Mi ricorderò della strana quiete del pronto soccorso quando il virus c’era ma ancora non era pandemia. Forse anche le cose, i letti e le mura di un ospedale, hanno un istinto: preserva le tue energie, ovvero get ready to fight a war. Ricorderò le dieci pagine di necrologi su l’Eco di Bergamo, e di nuovo il mio pianto.

12. Mi ricorderò di questo fare homeschooling e caspita che pazienza devono avere le maestre. Oggi matematica e scienze, domani italiano e storia. Siediti composta, concentrati. È cambiato quasi tutto, ma non è cambiato quasi nulla.

13. Mi ricorderò di chi, sulla pelle dei più deboli, ha tratto piacere nel fare il profittatore in tempo di epidemia. Anche tra vent’anni ricorderò il loro nomi e i loro volti, e io per loro ho già in serbo qualcosa. Da grande farai l’avvocato delle cause perse, questo mi diceva mio padre.

14. Mi ricorderò del gatto Kuki, nero ed elegante, che passeggia indisturbato nel cortile del condominio. Le finestre chiuse; i bambini negli appartamenti. Mi ricorderò dello sbandieratore che ho incontrato quando era ancora possibile sostare in un parco deserto; spero stia bene. Le bandiere di uno sbandieratore sono portatrici di fantasie innocue.

15. Ricorderò quel pomeriggio che ho chiesto a una persona “tu come stai?” e come risposta ho ricevuto una critica a me. È successo la settimana scorsa e io ancora mi domando chissà perché, chissà percome. Forse non sta bene.

16. Ricorderò il cambiare strada reciproco – mio e della coppia che avanzava in direzione opposta alla mia – e il dispiacere che ho provato e sto provando per questa rinnovata paura di sé e dell’altro.

17. Ricorderò i pomeriggi che sto trascorrendo studiando la lingua bosniaca sul tavolo della cucina con mia figlia, perché se mamma va là per lavoro allora vado anche io, vero papà? Ricorderò che lei apprende meglio di me perché io sono vecchia. Mamma, tu non sei vecchia, non dirlo più. Sì, verrai anche tu a vedere Sarajevo e Mostar illuminate per noi.

18. Mi ricorderò di te che pur sapendo dove abito non mi hai ancora chiesto come sto. Ricorderò, quindi, anche il mio aspettare cose futili tra cose più importanti. Questa è futile, anche se mi fa un po’ male. Un dolore sciocco.

19. Mi ricorderò di questa primavera sfacciata, più sfacciata che mai e pressoché intoccabile dalle nostre mani impegnate a tenere un foglio con su scritto che uscire è stato inevitabile. Signor poliziotto o vigile o carabiniere, mi ascolti, non ho potuto farne a meno. La primavera ci sta guardando, io la ricorderò.

20. Ricorderò le ripetute docce bollenti e il mio corpo con l’accappatoio aperto davanti allo specchio: mi sono guardata e ho contato i pixel che mi compongono e poi sono svanita.

Di queste settimane rimarrà tutto. Non rimarrà nulla a parte la memoria. ©

[marzo 2020]

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