[Guscio chiuso o spaccato #9]

Anche questa volta mi sono chiesta se ciò che vediamo riflesso negli specchi dei camerini sia il nostro corpo e gli abiti provati da dieci cento mille persone, oppure la tristezza che portiamo dentro. Anche se non è tristezza, non esattamente e io un giorno troverò la parola esatta, quella che varrà per sempre, ma ci assomiglia e ha la forma e la consistenza di un guscio di noce. Guscio chiuso o spaccato non fa differenza – se è chiuso, c’è dell’altro ma riuscire a vederlo chiaramente non è mai semplice; se è aperto, ciò che è altro ed è così solido, cosi concreto, è rotolato sul pavimento carico di polvere fino a qualche camerino più in là, quindi c’è ma non è afferrabile – ho pensato.

Sono uscita dal camerino. Un cane lupo mi aspettava anche se non lo avevo mai visto prima. È un cucciolo, mi ha detto il padrone. Ho dimenticato il camerino e la noce, anche se erano a pochi centimetri da me, proprio dietro di me. Ho dimenticato tante cose e ho giocato con il cane lupo e ho pensato ecco, ci vorrebbe sempre un cane lupo così, all’improvviso, a tirarci fuori da quella cosa che ha la forma e la consistenza di un guscio di noce e che assomiglia alla tristezza.

Non ho comprato niente.

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